25) Lwith. Il rapporto di Nietzsche con il cristianesimo.
Secondo Lwith la caratteristica principale di Nietzsche  il suo
anticristianesimo. In questa lettura lo storico tedesco mette in
evidenza il fatto che, nonostante tutto, la cultura cristiana lo
aveva condizionato cos profondamente che egli non riusc mai a
liberarsene fino in fondo.
K. Lwith, Friedrich Nietzsche, sessant'anni dopo (vedi manuale
pagina 211).

 Il suo Zarathustra , sotto ogni rispetto, un vangelo anti-
cristiano, sia per il linguaggio che per il contenuto. Troppo
profondamente segnato dalla sua coscienza cristiana, egli non fu
in grado di revocare altrimenti il rovesciamento di tutti i
valori, con il quale il cristianesimo si era imposto sul
paganesimo, se non rovesciandolo novamente. Nietzsche era tanto
profondamente cristiano e anticristiano, tanto polemico e
protestante, moderno e teso nel volere che divenne suo unico
movente un solo problema: il desiderio assetato dell' avvenire e
la volont di crearlo. Zarathustra vuole essere il vincitore di
Dio e del nulla, sorto dalla morte di Dio; egli  il futuro
redentore. L'intera filosofia di Nietzsche voleva essere il
prologo di una filosofia dell'avvenire. Nessun greco pensava
tanto esclusivamente nell'orizzonte del futuro da volerlo persino
determinare. Tutti i miti, le genealogie e le storie antiche
rappresentano il passato come una fondazione perenne. La volont
di potenza  tanto lontana dal pensiero greco, perch in quanto
volont di qualcosa mira al futuro, mentre il ciclo eterno del
sorgere e del perire si trova al di qua della volont,
dell'intenzione e del fine. Per i Greci il movimento circolare
visibile delle sfere celesti, rivelava un logos cosmico e una
divina perfezione; per Nietzsche l'eterno ritorno dell'identico 
il pi terribile di tutti i pensieri e la realt pi greve,
essendo in contrasto con la sua volont di una redenzione futura.
Nietzsche ha voluto superare il tempo in vista dell'eternit; i
Greci non movevano dalla temporalit del tempo, bens dal perenne,
e pensavano il tempo transeunte come una copia inferiore
dell'eterno presente. Per i Greci l'eterno ritorno del sorgere e
del recedere spiegava il continuo mutamento nella natura e nella
storia; per Nietzsche il riconoscimento dell'eterno ritorno
richiede un luogo al di l dell'uomo e del tempo. I Greci
provavano paura e timore di fronte al fato; Nietzsche comp lo
sforzo sovrumano di volerlo e di amarlo e di identificarsi con
esso, come se il fato potesse mai diventare il nostro. Incapace di
sviluppare la sua visione dell'eterno ritorno come un ordine
supremo dell'essere di tutto l'essente, dapprima egli present
questa sua idea come un imperativo etico. La teoria greca
dell'eterno ritorno divenne per lui un postulato pratico, che gli
serviva da martello per imprimere negli uomini l'idea di una
responsabilit assoluta, e per sostituire quel sentimento di
responsabilit, vivo finch Dio era ancora presente nell'esistenza
umana.
K. Lwith, Critica dell'esistenza storica, Morano, Napoli, 1967,
pagine 182-183.
